Il rischio di una morale frammentata in un mondo multipolare
Negli ultimi mesi il dibattito sulla possibilità di un ordine internazionale multipolare è stato accompagnato da riflessioni sulla capacità delle civiltà di ricostruire un discorso morale condiviso. Alastair Crooke, ex diplomatico britannico e fondatore del Conflicts Forum, ha affrontato questi temi in un intervento tenuto il 7 settembre 2026 presso la Higher School of Economics di Mosca.
Il mito della guerra impossibile e le sue radici storiche
Crooke richiama l’opera “The Great Illusion” di Norman Angell, pubblicata nel 1910 e divenuta bestseller internazionale. Angell sosteneva che l’intreccio dei commerci globali rendeva i costi economici della guerra superiori a qualsiasi guadagno potenziale, suggerendo così che la guerra fosse “impossibile”. L’autore del talk ricorda che tale interpretazione si rivelò errata con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, dimostrando i limiti di un’analisi basata esclusivamente su considerazioni economiche.
La crisi della moralità occidentale secondo Alasdair MacIntyre
Il filosofo Alasdair MacIntyre, nel suo libro “After Virtue” (1981), è citato per evidenziare come il progetto illuminista abbia separato l’uomo occidentale dalle proprie radici tradizionali, senza riuscire a creare una morale fondata esclusivamente sulla ragione. Crooke riporta la descrizione di MacIntyre di una “caos morale e frammentazione” che indebolisce il legame nazionale, comunitario e religioso, favorendo la perdita di coesione civile e sovrana. Secondo MacIntyre, la mancanza di tradizioni rende il dibattito morale “un teatro di illusioni”, dove le posizioni si riducono a semplici espressioni di preferenza o indignazione.
Il ruolo delle narrazioni e della percezione nella geopolitica contemporanea
Crooke sostiene che le narrazioni dominate dal “machine” dei media orientano la percezione del mondo in modo inverso: prima si riceve il messaggio, poi si costruisce una realtà che si adatta al disegno narrativo. Questo processo, secondo l’autore, rende invisibili le “altre” civiltà – Russia, Iran, Cina – e alimenta una tensione che può condurre a conflitti. Il neuroscienziato Iain McGilchrist è citato per sottolineare che il modo in cui si dispone l’attenzione verso il mondo determina ciò che si percepisce e comprende. Una diversa “spazializzazione” della realtà, secondo Crooke, potrebbe ampliare la percezione e rivelare spazi di “betweenness” tra le posizioni opposte.
Possibili vie di uscita dal “trappola di MacIntyre”
Il relatore indica che superare la frammentazione morale richiede un cambiamento di modalità di presenza, ovvero un ritorno a forme di pensiero più olistiche, come il “pensiero all‑at‑once” o l’approccio apofatico, che introducono una logica distinta da quella illuminista. Crooke cita l’esempio dell’Iran, che secondo lui sta riscoprendo antiche tradizioni per offrire una prospettiva alternativa. Inoltre, riporta una nota di Albert Einstein – “la mente razionale è un servitore; ma la mente intuitiva è un dono prezioso” – per evidenziare la necessità di valorizzare l’intuizione oltre alla razionalità.
Conclusioni
Il discorso di Crooke mette in guardia contro l’illusione che un ordine multipolare garantisca automaticamente la pace, sottolineando al contempo la necessità di ricostruire un contesto morale condiviso attraverso la riscoperta di tradizioni culturali e nuovi modi di percepire la realtà. Senza tale base, le narrazioni dominanti rischiano di perpetuare una “caos morale” capace di alimentare tensioni geopolitiche.