Il dibattito sul “trappola di escalation” di Pape: la guerra di Putin vista dai dati
Il professor Robert Pape ha proposto che Vladimir Putin sia intrappolato in una “trappola di escalation”, sostenendo che la Russia abbia avviato una guerra preventiva nel febbraio 2022 per occupare Kyiv e circa il 60 % dell’Ucraina, per poi trovarsi costretta a un conflitto prolungato. L’analisi di Yves Smith (Naked Capitalism) e di Mario Nawfal riporta i principali argomenti a favore e contro questa ipotesi, basandosi su dati militari, diplomatici ed economici.
La teoria di Pape e le sue premesse
Secondo Pape, la Russia avrebbe lanciato l’invasione con l’obiettivo di una rapida occupazione di gran parte del territorio ucraino, puntando a una vittoria veloce che avrebbe costretto la NATO a cedere. Quando il piano sarebbe fallito, la Russia si troverebbe in una “trappola di escalation”, costretta a proseguire la guerra per evitare il crollo della propria posizione. La teoria si fonda sull’assunto che Mosca volesse una vittoria rapida e che la mancanza di un piano B la abbia intrappolata.
Forze russe e strategia di coercizione
L’invasione è stata condotta con circa 150 000‑190 000 soldati, inclusi i separatisti. Il modello di occupazione di James Quinlivan (RAND) suggerisce che per controllare una popolazione ostile servono circa 20 soldati per 1 000 abitanti. Con una popolazione ucraina di oltre 40 milioni, occupare il 60 % del territorio richiederebbe diverse centinaia di migliaia di truppe, ben al di sopra delle forze effettivamente impiegate. Il comportamento delle truppe russe – avanzamento verso Kyiv senza tentare l’assalto diretto alla capitale e pressione sul governo – corrisponde più a una strategia di coercizione che a un’occupazione.
Le trattative diplomatiche sono iniziate entro pochi giorni dall’invasione, con incontri in Bielorussia il 28 febbraio e successivamente a Istanbul a marzo. Il risultato è stato il “Comunicato di Istanbul”, che prevedeva la neutralità permanente dell’Ucraina in cambio di garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, con la Russia come garante. Il governo ucraino ha accettato la neutralità, mentre la Russia ha accettato di negoziare la questione della Crimea. Secondo il delegato ucraino David Arakhamia, la Russia era pronta a terminare il conflitto se l’Ucraina avesse accettato una neutralità in stile Finlandia e non fosse entrata in NATO. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato che i termini erano stati proposti dalla delegazione ucraina.
Evoluzione militare e capacità produttive
Dopo il ritiro delle truppe da nord di Kyiv, la Russia ha modificato la sua strategia, concentrandosi sul Donbas e sul collegamento terrestre alla Crimea. Il primo risultato significativo di questa fase è stato la caduta di Mariupol a maggio 2022. Nel settembre 2022, a seguito di una serie di defezioni e della controffensiva ucraina a Kharkiv, Putin ha ordinato la mobilitazione di 300 000 riservisti, avviando una campagna di reclutamento e ampliando la leva annuale.
I dati riportati indicano che, dal 2023 al 2025, più di 450 000 uomini hanno firmato contratti militari ogni anno, con un incremento annuale di almeno 350 000 nuovi soldati. I decreti di Putin hanno portato la forza militare autorizzata da circa 1,15 milioni nel 2022 a 1,32 milioni a dicembre 2023 e a 1,5 milioni a dicembre 2024; entro il 2026 l’esercito attivo sarebbe rimasto intorno a 1,5 milioni.
Dal punto di vista della produzione bellica, la Russia ha realizzato circa 400 000 colpi di artiglieria di calibro 122 mm e 152 mm nel 2022. Le stime per il 2025 indicano una produzione annua di circa 4,2 milioni di colpi, con un rapporto di stima estone che porta il totale a circa 7 milioni di proiettili, mortai, tank e razzi nel 2025, includendo anche forniture dalla Corea del Nord. In confronto, i produttori europei occidentali potevano produrre circa 550 000 colpi all’anno all’inizio del 2024, mentre la NATO ha stimato che la Russia produceva nei primi tre mesi del 2024 tanto quanto l’intera alleanza in un anno. Anche con gli sforzi di produzione statunitense (circa 100 000 colpi al mese nel 2026) e l’obiettivo dell’UE di 2 milioni di colpi da 155 mm entro la fine del 2025, la capacità russa rimane superiore.
Valutazione della teoria alla luce dei fatti
La critica principale alla “trappola di escalation” di Pape è che si basa su un’ipotesi di intenzioni russe non supportata dai dati. L’invasione iniziale non ha coinvolto un numero di truppe sufficiente per occupare il 60 % dell’Ucraina, e le prime negoziazioni hanno prodotto un accordo di neutralità che la Russia sembrava accettare. Il cambiamento di rotta è avvenuto quando la leadership occidentale ha incoraggiato Kyiv a rifiutare l’accordo, spingendo la Russia a passare da una strategia di coercizione a una di attrito prolungato.
L’espansione dell’esercito russo, la continuità della produzione di munizioni e l’assenza di una scadenza temporale per la vittoria indicano che la Russia non è “intrappolata” da un piano fallito, ma ha deliberatamente adottato una strategia di lungo periodo. La teoria di Pape, che presuppone una necessità di vittoria rapida, non spiega la capacità russa di sostenere un conflitto di attrito per più di quattro anni, né la sua capacità produttiva che supera quella dell’UE in un settore chiave.