Il segmento “Pardon Economy” di “60 Minutes”: tra accuse a Trump e richiami al caso Clinton
Il servizio “The Pardon Economy”, trasmesso nella puntata di apertura della nuova stagione di “60 Minutes”, ha presentato l’ipotesi che l’ex presidente Donald Trump abbia introdotto un “sistema nuovo” per la concessione dei perdoni, basato su lobby‑istici e “pardon broker” che richiederebbero ingenti somme di denaro. Il reportage, condotto da Lesley Stahl, ha collegato la Casa Bianca a due convinti truffatori, Jack Burkman e Jacob Wohl, senza fornire prove concrete di un loro coinvolgimento diretto nella concessione di un perdono.
Le affermazioni del servizio e le evidenze fornite
Nel segmento, Stahl sostiene che Trump avrebbe sostituito la tradizionale procedura apolitica, gestita dall’Ufficio del Pardon Attorney del Dipartimento di Giustizia, con un modello “pay‑to‑play”. Il servizio cita la presenza di Burkman e Wohl, noti per aver offerto “accesso” al presidente in cambio di cifre che arrivano a 300 000 $, ma non presenta documenti che dimostrino la riuscita di alcun perdono grazie a tali intermediari. Inoltre, il reportage non riporta alcuna prova che i due abbiano effettivamente ottenuto un perdono per un cliente, né che il loro operato abbia influito sulle decisioni della Casa Bianca.
Documenti del Dipartimento di Giustizia e i perdoni di Biden
Secondo un documento fornito a RealClearInvestigations da un funzionario del DOJ, sono stati rilasciati i testi delle lettere di accettazione dei perdoni concessi dal presidente Joe Biden a tre figure di alto profilo – Anthony Fauci, il generale Mark Milley e l’ex deputata Liz Cheney – nel suo ultimo giorno in carica nel 2025. Le lettere mostrano che i destinatari hanno usufruito di avvocati di studi legali ben collegati a Washington, tra cui Williams & Connolly e David Schertler, ma non rivelano alcun coinvolgimento di “pardon broker”. Il funzionario ha sottolineato che la diffusione di tali documenti è eccezionale, poiché i file relativi ai perdoni sono solitamente custoditi con grande riservatezza.
Il richiamo al caso dei perdoni Clinton
Il servizio di “60 Minutes” ha omesso di menzionare che la pratica di pagare intermediari per influenzare i perdoni non è un fenomeno esclusivo dell’amministrazione Trump. Durante gli ultimi mesi della presidenza di Bill Clinton, sono emersi scandali che hanno coinvolto membri della famiglia Clinton. Roger Clinton, fratello del presidente, ha ricevuto centinaia di migliaia di dollari per fare pressione sulla Casa Bianca, mentre Hugh e Tony Rodham, fratelli di Hillary Clinton, hanno ricevuto pagamenti per promuovere perdoni a favore di clienti privati. Questi fatti sono stati oggetto di indagini del Congresso e ampiamente riportati dalla stampa.
Reazioni e critiche al reportage
Il dipartimento di Giustizia ha definito il servizio “misleading” e ha fornito documenti che mostrano la presenza abituale di avvocati ben collegati nel processo di concessione dei perdoni, senza indicare una novità introdotta da Trump. Inoltre, la Casa Bianca, tramite la portavoce Lauren Bis, ha dichiarato che l’amministrazione Trump dispone di un “robusto processo di revisione dei perdoni” e che il presidente prende la decisione finale, definendo “futile” spendere denaro per lobby‑istici. RealClearInvestigations ha inviato a CBS News una serie di domande su presunte contraddizioni del servizio, ma la rete non ha fornito risposte. CBS ha ribadito di sostenere la propria inchiesta.