September 11, 2026

L’assenza degli USA al vertice di Bruxelles segna la fine della leadership americana nella protezione dei civili in guerra

0
copertina_allfounds
⚡ Key Takeaways & Analisi Rapida

  • Punto chiave 1: Il Pentagono ha smantellato il programma CHMR, riducendo il personale da quasi 200 a poche decine, e ha annullato la partecipazione al summit di Bruxelles.
  • Punto chiave 2: La leadership europea, guidata da Regno Unito e Paesi Bassi, sta ora colmando il vuoto, con l’obiettivo di rendere la protezione dei civili un pilastro permanente delle operazioni NATO.
  • Punto chiave 3: L’abbandono americano rischia di aumentare le vittime civili nei conflitti in Medio Oriente e di indebolire la credibilità delle coalizioni internazionali.

Rilevanza Strategica: ALTA

Negli ultimi tre anni il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva guidato un’ambiziosa iniziativa globale per ridurre i danni collaterali ai civili nei conflitti armati, un progetto nato dalle dolorose lezioni di Afghanistan e Iraq. Con la recente decisione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth di smantellare il programma “Civilian Harm Mitigation and Response” (CHMR) e di non inviare alcuna delegazione al summit dell’International Contact Group on Civilian Harm Mitigation and Response a Bruxelles, la leadership americana in questo campo sembra ormai conclusa.

SPAZIO BANNER ADSENSE - ARTICOLO

Contesto storico ed economico: dalle “forever wars” alla nascita del CHMR

Il concetto di mitigazione del danno civile è emerso dopo il 2001, quando le operazioni statunitensi in Afghanistan e Iraq hanno generato un numero senza precedenti di vittime non combattenti. Le indagini indipendenti hanno evidenziato che la mancanza di dati affidabili e di procedure standardizzate alimentava una spirale di recriminazioni internazionali, con ripercussioni diplomatiche e costi di ricostruzione elevatissimi. Nel 2022 il Pentagono ha istituito il CHMR, creando un centro di raccolta dati, inserendo consiglieri di mitigazione nei comandi regionali e firmando accordi con partner europei, tra cui i Paesi Bassi. L’obiettivo era duplice: salvare vite civili e preservare la legittimità strategica delle operazioni militari, riducendo al contempo il “cost of war” – i costi politici, legali e di ricostruzione post‑conflitto.

Attori in gioco: da Washington a Bruxelles, il nuovo assetto europeo

Il ritiro degli USA ha lasciato spazio a una coalizione guidata dal Regno Unito, dai Paesi Bassi e da altri membri NATO (Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Norvegia, Belgio, Australia). Questi paesi hanno già sperimentato le difficoltà di gestire le vittime civili: il caso del 2015 in Iraq, dove un attacco a una fabbrica di bombe ha provocato un’esplosione che ha ucciso almeno 70 civili, ha spinto i Paesi Bassi a chiedere trasparenza e a riformare le proprie procedure. Il Regno Unito, pur non avendo ancora un quadro normativo formale, sta valutando un rapporto interno che propone la creazione di un “Civilian Harm Unit” all’interno del MoD. Organizzazioni non governative, come il Ceasefire Centre for Civilian Rights, hanno accolto con favore l’opportunità di un leadership europea più stabile, temendo che la dipendenza da una singola potenza – gli USA – renda il progetto vulnerabile ai cambi di governo.

Conseguenze geopolitiche e scenari futuri

L’abbandono americano comporta tre rischi principali. Primo, l’aumento delle vittime civili in operazioni condotte da coalizioni con la partecipazione statunitense, come i recenti attacchi in Iran che hanno colpito scuole e abitazioni. Secondo, una potenziale erosione della fiducia tra gli alleati, con la percezione che Washington non rispetti più gli impegni di “responsabilità condivisa”. Terzo, la possibilità che la NATO, pur mantenendo una politica di protezione dei civili più vecchia, debba integrare rapidamente le best practice sviluppate dal CHMR per evitare lacune operative. Alcuni analisti, tra cui Andrew Hyde dello Stimson Center, ipotizzano che la leadership europea possa trasformare il CHMR in un “standard NATO”, rendendo la protezione dei civili meno soggetta a fluttuazioni politiche interne agli USA. In tal caso, la cooperazione transatlantica potrebbe evolvere da una dipendenza da Washington a un modello di governance multilaterale più equilibrato.

Prospettive e Scenari

Se gli Stati Uniti dovessero rientrare in questo ambito, probabilmente lo faranno solo sotto pressione politica interna o a seguito di un grave incidente che minacci la legittimità delle loro operazioni. Altrimenti, il futuro della mitigazione del danno civile dipenderà dalla capacità dell’UE e della NATO di codificare le pratiche CHMR in protocolli vincolanti, di finanziare centri di raccolta dati indipendenti e di garantire meccanismi di riparazione rapidi per le vittime. Un quadro europeo consolidato potrebbe, a medio termine, ridurre le vittime civili del 15‑20 % nelle missioni congiunte, migliorare la percezione internazionale delle operazioni militari e, soprattutto, creare una “norma di protezione” più resiliente rispetto ai cambi di governo a Washington.

Rilevanza Strategica: ALTA

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *