Credito al consumo USA: differenza tra tasso di insolvenza “stock” e “flow” nel Q2 2026

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Negli ultimi mesi è circolata una statistica virale secondo cui il 13 % dei saldi delle carte di credito sarebbe in ritardo di 90 giorni o più, il livello più alto dal 2008. I dati pubblicati dalla Federal Reserve di New York per il secondo trimestre 2026 mostrano una realtà più articolata: il tasso “stock” di insolvenza è effettivamente elevato, ma il tasso “flow”, più indicativo della pressione corrente sui consumatori, è rimasto stabile.

Dati di debito e tassi di insolvenza

Il “Household Debt and Credit Report” del Q2 2026, diffuso l’11 agosto, indica che il debito totale delle famiglie è sceso di 13 miliardi di dollari, pari a uno 0,1 % del totale, attestandosi a 18,8 trilioni di dollari. Parallelamente, i saldi delle carte di credito sono aumentati di 21 miliardi di dollari, raggiungendo 1,26 trilioni di dollari (+ 1,7 %).

Il tasso “stock” di crediti in ritardo di 90 giorni o più è passato dal 7,6 % alla fine del 2022 al 12,8 % nel Q2 2026. Questa misura, tuttavia, include tutti i debiti segnalati come insolventi, comprese le posizioni “charged‑off” che rimangono nei registri per anni.

Distinzione tra misure “stock” e “flow”

Nel medesimo rapporto, la Federal Reserve ha pubblicato una nota esplicativa che separa il “stock” dal “flow”. Il “flow” misura la quota di debito che diventa nuovo insolvente in ciascun trimestre. Dal 2024, il tasso “flow” è rimasto pressoché invariato, passando dal 6,93 % al 6,97 % su base annua, senza segnalare un’accelerazione.

Il motivo dell’aumento del “stock” è attribuito a una modifica nelle pratiche di segnalazione: dal 2004‑2012 solo il 40 % dei debiti “charged‑off” veniva ancora riportato un anno dopo, mentre nel 2024 la percentuale è raddoppiata, arrivando all’80 %. Eliminando questi debiti “stale”, il tasso “stock” si riallineerebbe al valore del “flow”.

Segnali di vulnerabilità nei consumatori

Il dato sul tasso di risparmio personale fornisce un ulteriore elemento di contesto. Nel luglio 2026, il tasso di risparmio è sceso al 3,0 % del reddito disponibile, con un totale di risparmi pari a 712 miliardi di dollari, secondo il Bureau of Economic Analysis. Prima della pandemia, le famiglie risparmiavano mediamente il 7‑8 % del reddito; nel 2020 il tasso aveva superato il 16 % a seguito degli stimoli fiscali.

Un risparmio così basso riduce la capacità di assorbire shock improvvisi, soprattutto per le famiglie a basso reddito. La pressione è già visibile nei segmenti subprime, dove i ritardi di pagamento sono in aumento, mentre i mutuatari prime mostrano una performance quasi invariata.

Distribuzione della spesa e prospettive di consumo

Secondo Moody’s Analytics (2025), la quota di spesa dei consumatori appartenenti al decile più alto è salita al 49,2 % del totale, il valore più alto dal 1989, rispetto a circa il 36 % di tre decenni fa. Al contempo, la spesa delle famiglie con reddito inferiore a 175 000 dollari è rimasta quasi stabile in termini reali dal periodo pandemico.

Il mercato del lavoro ha mostrato segni di rallentamento estivo: le assunzioni di giugno e luglio sono state riviste a 31 000 e 21 000 unità, rispettivamente, per poi risalire a 162 000 ad agosto. Tale dinamica, combinata con un tasso di risparmio ridotto, può accelerare il deterioramento della capacità di spesa delle famiglie più vulnerabili.

Fonte

zerohedge.com

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