Quasi 10 miliardi spesi per fermare 100 000 dipendenti federali: le ripercussioni sulla difesa nazionale e sul bilancio USA
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- Punto chiave 1: Il governo federale ha speso $9,8 miliardi in congedi amministrativi retribuiti per più di 100 000 dipendenti nel 2025, un aumento di 600 % rispetto al 2023.
- Punto chiave 2: Il “Deferred Resignation Program” (DRP) ha assorbito il 70 % dei costi (circa $6,7 miliardi) e ha spinto quasi 100 000 dipendenti a prendere più di 90 giorni di congedo.
- Punto chiave 3: L’incertezza sulla reale riduzione della spesa pubblica mina le promesse di risparmio di $20 miliardi annui dell’amministrazione Trump e compromette la capacità operativa delle agenzie di difesa.
Rilevanza Strategica: CRITICA
Il rapporto della Government Accountability Office (GAO) ha svelato che, nell’anno fiscale 2025, il governo federale ha speso quasi $10 miliardi per mettere in “pausa” più di 100 000 dipendenti tramite congedi amministrativi retribuiti, una crescita esponenziale rispetto ai due anni precedenti. Il fenomeno è stato trainato dal Deferred Resignation Program (DRP), lanciato dall’amministrazione Trump per accelerare le dimissioni volontarie dei dipendenti federali.
1. Il DRP in numeri: un programma di dimissioni pagate
Il DRP prevedeva che le agenzie pagassero i dipendenti per restare a casa, a patto che presentassero le dimissioni entro settembre 2025 (o dicembre per i pensionabili). I dati GAO mostrano:
- Circa 70 % ($6,7 miliardi) dei costi totali di congedo sono attribuiti al DRP.
- Il numero di giorni di congedo amministrativo è salito da 4,4 milioni (2024) a 21,6 milioni (2025), un balzo del 390 %.
- Nel picco di luglio 2025, quasi 3 milioni di giorni di congedo sono stati registrati, di cui 2,5 milioni legati al DRP.
- Quasi 100 000 dipendenti hanno usufruito di più di 90 giorni di congedo, rispetto a meno di 600 negli anni 2023‑2024.
Questi numeri indicano una strategia di “pay‑to‑quit” su scala senza precedenti, con un impatto diretto sul capitale umano delle agenzie chiave, inclusi il Dipartimento della Difesa (DoD) e le agenzie di intelligence.
2. Impatto sulla sicurezza nazionale e sulla capacità operativa
La riduzione improvvisa di personale esperto nelle agenzie di difesa ha ripercussioni immediate:
- Perdita di competenze critiche: molte delle dimissioni provengono da ruoli tecnici e di supporto (analisti di intelligence, specialisti cyber, logistici). La sostituzione di tali figure richiede tempi lunghi e costi di formazione superiori al valore del congedo pagato.
- Ritardi nei programmi di acquisizione: il DoD sta già affrontando slittamenti nei progetti F‑35, programmi di modernizzazione delle forze navali e iniziative di difesa cibernetica. Una carenza di personale amministrativo e di program management amplifica questi ritardi, aumentando i costi di progetto del 5‑10 % rispetto alle previsioni originali.
- Vulnerabilità di intelligence: la rotazione rapida di analisti riduce la continuità delle valutazioni di minaccia, con potenziali lacune nella sorveglianza di attori statali come la Cina e la Russia.
In termini di bilancio, il risparmio dichiarato di $20 miliardi annui dell’amministrazione Trump appare ora altamente contestabile. Se i costi di congedo rappresentano quasi $10 miliardi in un solo anno e le spese aggiuntive per la sostituzione e i ritardi di progetto superano il 2‑3 % del budget della difesa (circa $800 miliardi), il risultato netto potrebbe essere un deficit di oltre $5 miliardi** rispetto alle previsioni di risparmio.
3. Problemi di trasparenza e governance: il ruolo di OPM e GAO
L’Office of Personnel Management (OPM) aveva introdotto, nel 2016, il Administrative Leave Act per limitare l’uso improprio dei congedi retribuiti. Tuttavia, la sua attuazione è stata posticipata fino a settembre 2025, proprio quando il DRP ha raggiunto il picco.
Il GAO ha evidenziato diverse lacune:
- Dati non affidabili: le agenzie spesso registrano congedi per motivi diversi (ferie, visite mediche) sotto la voce “paid administrative leave”, rendendo difficile isolare i costi reali del DRP.
- Assenza di una categoria di congedo dedicata: senza una classificazione specifica per “workforce reduction”, il monitoraggio è impreciso, ostacolando la valutazione dei risparmi a lungo termine.
- Ritardi nella risposta normativa: OPM ha appena accettato di creare una nuova categoria di congedo, ma il processo di implementazione potrebbe richiedere mesi, lasciando un vuoto di trasparenza per il resto del ciclo di bilancio 2025‑2026.
Questa carenza di dati rende difficile per il Congresso e per il DoD valutare l’efficacia delle politiche di riduzione del personale e, soprattutto, per i responsabili della difesa, pianificare le risorse operative con certezza.
Prospettive e Scenari
Guardando al futuro, si delineano tre scenari plausibili:
- Rafforzamento della supervisione: Il Congresso potrebbe imporre audit obbligatori sul DRP, richiedendo a OPM di pubblicare mensilmente una categoria di congedo separata. Ciò migliorerebbe la trasparenza, ma potrebbe rallentare ulteriori riduzioni di personale, costringendo l’amministrazione a cercare alternative di riduzione dei costi più strutturali.
- Escalation di costi operativi: Se le dimissioni continuano a colpire ruoli chiave, il DoD potrebbe dover aumentare gli incentivi di reclutamento e formazione, spostando il bilancio dalla riduzione del personale a investimenti di capitale umano, con un impatto diretto sui fondi di difesa e sulle capacità di risposta rapida.
- Riforma strutturale della forza lavoro federale: Una risposta a lungo termine potrebbe prevedere una revisione del modello di impiego federale, introducendo contratti a termine per ruoli non critici, ma mantenendo personale a vita per posizioni strategiche. Tale riforma richiederebbe un consenso politico ampio e potrebbe rimodellare la cultura del servizio pubblico per le prossime decadi.
In sintesi, la spesa di quasi $10 miliardi per “congelare” la forza lavoro federale non è solo una questione di bilancio, ma una decisione che incide direttamente sulla capacità degli Stati Uniti di mantenere la propria superiorità militare e di gestire le minacce globali. La mancanza di dati chiari e la rapida erosione del capitale umano creano un vuoto di informazione che, se non colmato, potrebbe trasformare una promessa di risparmio in un costo nascosto per la sicurezza nazionale.