Perim, l’isola da 13 km² che i Houthis hanno conquistato: il rischio di bloccare il 4 % del traffico petrolifero globale
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- Punto chiave 1: I Houthis controllano ora Mayun (Perim), l’unica isola che divide lo stretto di Bab al‑Mandeb in due canali navigabili.
- Punto chiave 2: Bab al‑Mandeb gestisce circa il 4 % del traffico petrolifero mondiale e il 10 % del traffico container; un blocco temporaneo può far lievitare premi assicurativi di +300 bps.
- Punto chiave 3: La capacità di difesa dell’isola è limitata; il vero punto di forza dei Houthis è il controllo delle coste yemenite circostanti.
Rilevanza Strategica: CRITICA
I ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran hanno preso il controllo di Mayun, meglio nota come Perim, una piccola isola vulcanica di 13 km² situata al centro dello stretto di Bab al‑Mandeb. La conquista, confermata sia da un alto funzionario militare del governo yemenita riconosciuto internazionalmente sia da un portavoce houthi, segna il primo passo di un’espansione che potrebbe trasformare la dinamica del conflitto yemenita e dare a Teheran una leva senza precedenti su uno dei più critici colli di bottiglia marittimi del mondo.
1. Il valore strategico di Perim: da avamposto logistico a potenziale “cancello” del Mar Rosso
Bab al‑Mandeb è la porta d’ingresso al Mar Rosso e, di conseguenza, al Canale di Suez. Ogni giorno transitano circa 18 milioni di barili di petrolio grezzo, pari a quasi il 4 % del consumo globale, oltre a una quota significativa di container (circa 10 % del traffico mondiale). L’isola di Perim, che separa lo stretto in due canali, è l’unico punto di terraferma che permette il controllo diretto di entrambe le rotte.
Nel 2021 la coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva dichiarato la presenza di una base aerea legata agli Emirati, ma con il ritiro degli Emirati a fine 2023 il futuro dell’infrastruttura è rimasto incerto. Ora i Houthis, già padroni delle coste yemenite da Hanish a Mocha, hanno aggiunto l’isola al loro “perimetro difensivo”, potendo così:
* **Monitorare e intercettare** navi con missili a corto raggio, riducendo la necessità di armi balistiche a lungo raggio.
* **Imporre tariffe di passaggio** o blocchi selettivi, minacciando soprattutto le imbarcazioni legate a Arabia Saudita e, occasionalmente, a Israele, come dichiarato dal portavoce houthi Yahya Saree.
Il risultato è una nuova vulnerabilità per le rotte commerciali, già sotto pressione per le tensioni nel Golfo di Oman e per le recenti interruzioni legate alla guerra Israele‑Iran.
2. Implicazioni per l’Iran e per la geopolitica energetica globale
L’Iran vede nei Houthis un prolungamento della sua strategia anti‑USA nella regione. Con il blocco del Canale di Hormuz da parte di Teheran, la capacità di interferire su Bab al‑Mandeb aggiunge un “piano B” che rende più difficile per gli Stati Uniti e i loro alleati mantenere una catena di approvvigionamento energetica stabile.
Secondo l’analista di sicurezza Wolfgang Pusztai, il controllo houthi su Bab al‑Mandeb “potrebbe rendere efficace qualsiasi minaccia di chiusura, facendo lievitare i premi assicurativi di 300‑400 punti base prima ancora che le navi siano effettivamente bloccate”. L’effetto a catena si tradurrebbe in:
* **Incremento dei costi di trasporto** per petrolio, gas e prodotti agricoli, con un impatto diretto sui prezzi al consumo in Europa e Asia.
* **Pressioni inflazionistiche** su commodities non energetiche, poiché le compagnie di navigazione trasferiscono i costi aggiuntivi ai clienti finali.
* **Rafforzamento della posizione negoziale di Teheran** nelle trattative con Washington, poiché può minacciare simultaneamente due colli di bottiglia marittimi.
3. Quanto è realizzabile la difesa di Perim? – Analisi militare e prospettive di contrattacco
La conquista di Perim è stata rapida, ma la sua difesa a lungo termine è complessa. L’isola è priva di infrastrutture militari robuste e dipende fortemente dal controllo delle coste yemenite adiacenti. L’associazione di esperti della King’s College London, Andreas Krieg, sottolinea che “un’assalto anfibio su Perim sarebbe ad alto rischio e richiederebbe un notevole impiego di navi da sbarco, elicotteri e supporto aereo, risorse che la coalizione saudita sta già impiegando in altre fronti”.
Tuttavia, la coalizione possiede:
* **Capacità di artiglieria costiera** e missili anti-nave già posizionati lungo la costa di Al‑Mokha e Hanish.
* **Supporto logistico e aereo** fornito dagli Stati Uniti, che hanno mantenuto una presenza di sorveglianza nel Mar Rosso.
Il punto di svolta sarà la capacità dei Houthis di mantenere le linee di rifornimento e di impedire l’uso di droni o di forze speciali per operazioni di sabotaggio. Se la coalizione riuscirà a riconquistare la penisola di Al‑Mokha, la vulnerabilità di Perim aumenterà drasticamente.
Prospettive e Scenari
Il futuro di Perim dipenderà da tre fattori chiave:
1. **Resilienza logistica houthi** – Se i ribelli riusciranno a mantenere un flusso costante di rifornimenti dalla costa yemenita, potranno trasformare l’isola in una base di lancio per attacchi a corto raggio, forzando le navi a deviare o a pagare tariffe di passaggio.
2. **Reazione della coalizione saudita‑americana** – Un’operazione di sbarco mirata, supportata da guerra elettronica e da missili anti‑missile, potrebbe riprendere il controllo dell’isola entro 3‑6 mesi, ma comporterebbe un’escalation del conflitto e un aumento delle perdite civili.
3. **Dinamiche geopolitiche più ampie** – Un prolungato blocco di Bab al‑Mandeb potrebbe spingere i paesi consumatori a diversificare le rotte, accelerando investimenti in oleodotti alternativi e in capacità di trasporto via terra, ma al prezzo di un rialzo immediato dei prezzi energetici.
In conclusione, la conquista di Perim da parte dei Houthis rappresenta non solo una vittoria tattica, ma una potenziale minaccia strategica per il commercio globale. Se il gruppo riuscirà a consolidare il controllo, il rischio di un “cancello” temporaneo al 4 % del traffico petrolifero mondiale è reale, con ricadute immediate sui mercati energetici, sui premi assicurativi marittimi e sulle dinamiche di potere tra Stati Uniti, Arabia Saudita e Iran. La risposta della coalizione, più che una semplice operazione militare, dovrà includere una diplomazia energetica mirata a garantire percorsi alternativi e a contenere l’inflazione globale che un’interruzione di Bab al‑Mandeb potrebbe generare.