ChatGPT vulnerabile: un prompt nascosto può rubare i dati Gmail degli utenti
- Punto chiave 1: Un singolo prompt nascosto può far eseguire a ChatGPT compiti di exfiltrazione dati senza che l’utente ne sia consapevole.
- Punto chiave 2: L’attacco sfrutta un servizio interno di OpenAI (JFrog Artifactory) come canale di comunicazione tra container isolati.
- Punto chiave 3: OpenAI ha chiuso il canale interno e non è necessaria alcuna patch per gli utenti; la mitigazione principale è la revisione delle autorizzazioni delle app connesse.
Sentiment: NEUTRALE
ChatGPT, la piattaforma di intelligenza artificiale di OpenAI, è al centro di una nuova vulnerabilità che potrebbe consentire a un aggressore di esfiltrare dati sensibili da un account Gmail collegato all’utente. Secondo un rapporto di Check Point Research, pubblicato oggi, un singolo prompt “nascosto” inserito in una conversazione può far sì che ChatGPT esegua in background operazioni di lettura e trasmissione di informazioni senza che l’utente ne sia a conoscenza.
Come funziona l’attacco
Check Point ha dimostrato che, inserendo una specifica istruzione nella conversazione, ChatGPT può avviare contemporaneamente due flussi di lavoro nello stesso turno:
1. **Risposta visibile**: l’utente riceve la risposta standard alla propria domanda.
2. **Flusso nascosto**: ChatGPT controlla un “mailbox” interno per compiti inviati dall’attaccante, esegue le operazioni richieste (ad esempio leggere l’account Gmail) e invia i risultati a un secondo account ChatGPT tramite un canale interno.
Il prompt è progettato per mantenere i due flussi separati, in modo che l’operazione di exfiltrazione non appaia nella risposta visibile. L’unico segnale che un’app è stata utilizzata è un piccolo etichetta “Talked to Gmail” sopra la risposta.
Il canale interno di comunicazione
L’attacco sfrutta un servizio interno di OpenAI, JFrog Artifactory, che fornisce pacchetti Python e npm ai container che eseguono il codice di ChatGPT. Ogni container può leggere e scrivere “properties” (metadati) su file memorizzati in questo servizio. Queste proprietà possono contenere testo semplice o Base64 e possono essere suddivise in più parti se troppo grandi.
Check Point ha dimostrato che, creando una proprietà in un container associato a un account, un altro container (in un’altra conversazione o su un altro account) può leggere la stessa proprietà. In pratica, il servizio di Artifactory diventa un “clipboard” condiviso tra container che dovrebbero rimanere isolati.
Implicazioni per gli utenti e le aziende
– **Accesso non autorizzato ai dati Gmail**: l’attaccante può leggere l’intero contenuto dell’account Gmail collegato, inclusi messaggi, allegati e cronologia delle conversazioni.
– **Esfiltrazione di file e cronologia di chat**: oltre ai dati Gmail, il canale può trasportare file e intere conversazioni.
– **Dipendenza dalle autorizzazioni predefinite**: se un’app è connessa con le autorizzazioni “Important actions” (default), ChatGPT può leggere i dati senza chiedere all’utente.
Risposta di OpenAI e mitigazioni consigliate
OpenAI ha ricevuto la segnalazione e ha immediatamente disattivato il servizio interno di comunicazione. Non è necessaria alcuna patch o aggiornamento per gli utenti. Tuttavia, le organizzazioni possono adottare le seguenti misure:
1. **Revisione delle autorizzazioni delle app**: in ambienti Business, Enterprise e Edu, gli amministratori possono configurare quali azioni le app possono eseguire e chi può usarle.
2. **Modalità “Always ask”**: gli utenti possono impostare ChatGPT per chiedere conferma prima di eseguire azioni che coinvolgono dati sensibili.
3. **Monitoraggio delle proprietà di Artifactory**: verificare che non vi siano proprietà sospette o non autorizzate nei file condivisi.
Conclusioni
La vulnerabilità evidenziata da Check Point dimostra come i sistemi di intelligenza artificiale possano essere sfruttati per creare canali di comunicazione nascosti tra componenti isolati. Sebbene OpenAI abbia già chiuso il canale interno, è fondamentale che le organizzazioni riesaminino le autorizzazioni delle app connesse e adottino politiche di sicurezza più restrittive. In un panorama in cui gli attacchi basati su AI stanno accelerando, la vigilanza continua e la pronta risposta a nuove vulnerabilità rimangono la prima linea di difesa.