Tensioni nello Stretto di Hormuz: Iran e USA si allontanano da un accordo
Le ore successive al rifiuto da parte del presidente statunitense Donald Trump di una proposta diplomatica iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz sono state segnate da nuovi rumori di esplosioni nella zona, secondo i media iraniani. Gli scontri, le restrizioni commerciali e le dichiarazioni di entrambe le parti indicano che le tensioni rimangono elevate e che le prospettive di un rapido accordo sono remote.
Escalation militare e incidenti navali
Nella giornata successiva al rifiuto di Trump, sono stati segnalati scoppi nelle acque dello Stretto, in prossimità dell’isola iraniana di Qeshm. Secondo le fonti iraniane, più missili antinave e droni sarebbero stati lanciati contro imbarcazioni in transito, operazioni che avrebbero contraddetto le indicazioni di Teheran. Le autorità iraniane non hanno confermato ufficialmente alcun attacco, ma il traffico marittimo continua a subire aggressioni, tra cui l’attacco a una nave cargo indiana avvenuto la settimana precedente, che ha provocato la morte di un marinaio. L’Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) ha ribadito che lo Stretto è chiuso a qualsiasi nave che non si coordini con le autorità iraniane e ha diffuso un video che definisce “secondo drone subacqueo statunitense sequestrato” nel mese corrente.
Dichiarazioni e condizioni iraniane
Teheran ha emanato istruzioni per le compagnie di navigazione, invitandole a seguire una rotta temporanea approvata dalle autorità iraniane e a versare le relative tariffe. Parallelamente, l’Iran ha dichiarato che la piena riapertura dello Stretto avverrà solo al termine del blocco statunitense sui porti iraniani. La Persian Gulf Strait Authority ha annunciato l’inserimento in una lista nera di qualsiasi charterer che ordini l’uso di rotte ritenute “non autorizzate” e ha pubblicato le scuse di un proprietario di nave non identificato, il quale ha attribuito la decisione di attraversare lo Stretto a pressioni commerciali del proprio charterer.
All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Teheran ha proposto di riaprire lo Stretto entro una settimana, a condizione che siano soddisfatte sette richieste: la fine del blocco, il rilascio di fondi iraniani congelati, la cessazione di attacchi su tutti i fronti, inclusa l’assalto israeliano al Libano, e il rispetto di un accordo bilaterale già definito con l’Oman, unico altro Stato con acque territoriali nello Stretto. Il presidente Trump ha respinto l’offerta, mentre il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l’Iran attende una risposta ufficiale tramite mediatori quali Pakistan, Qatar e Oman. Il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, ha avvertito gli Stati Uniti di “prendere una botta” qualora intervenissero ulteriormente, e il portavoce dell’esercito, Mohammad Akraminia, ha suggerito la possibilità di una nuova “aggressione militare” americana.
Risposta e operazioni statunitensi
Il Segretario all’Energia degli USA, Chris Wright, ha riferito a Fox News che la media mobile del petrolio in transito nello Stretto si aggira intorno a 13 milioni di barili al giorno. Un aggiornamento operativo del 19 settembre del US Central Command ha indicato che le forze americane hanno facilitato lo spostamento di oltre un miliardo di barili di greggio dal Golfo in circa due mesi. Inoltre, le forze militari statunitensi hanno reindirizzato 122 navi commerciali per far rispettare il blocco navale sui porti iraniani, interrompendo tutte le esportazioni di petrolio iraniano. Washington sostiene che le sue navi da guerra stanno guidando i petroliere su una rotta alternativa, mentre Teheran accusa gli USA di diffondere informazioni false sul traffico marittimo per consolidare il controllo sul corridoio.
Analisi delle prospettive
Secondo Andreas Krieg, professore associato al King’s College London, la strategia iraniana di attacchi marittimi estende i costi economici del conflitto oltre i confini nazionali. Pur subendo danni economici dovuti alla guerra, al blocco navale e alle sanzioni, l’Iran non sembra disposto a cedere sotto pressione. Krieg prevede che le prossime mosse iraniane mireranno a intensificare il disagio nella regione del Golfo, piuttosto che a subire ulteriori pressioni americane. Ciò potrebbe tradursi in un aumento delle intercettazioni di navi, attacchi a infrastrutture energetiche, pressione dei gruppi alleati come gli Houthi sul Bab al-Mandeb e azioni contro rotte alternative saudite. L’esperto ipotizza inoltre una dinamica di “attrito controllato”, con ulteriori attacchi o tentativi di attacco a petroliere e navi statunitensi, seguiti da limitati raid americani contro asset marittimi dell’IRGC, posizioni missilistiche costiere, droni o imbarcazioni coinvolte. Questo ciclo di ritorsioni è già emerso nuovamente intorno allo Stretto di Hormuz.