Trump alza le tariffe: perché il BRICS potrebbe raddoppiare le transazioni in valute locali, toccando il 40 % del PIL globale
- Punto chiave 1: Le minacce tariffarie di Trump stanno accelerando la diversificazione dei pagamenti in valute BRICS, con un obiettivo di 30‑50 % di finanziamenti in monete locali entro il 2031.
- Punto chiave 2: Il dollaro rimane dominante (57,1 % delle riserve mondiali), ma la quota di RMB è stagnante al 2 %.
- Punto chiave 3: Il BRICS rappresenta quasi la metà della popolazione globale e il 40 % del PIL, creando un contrappeso strategico alle pressioni statunitensi.
Rilevanza Strategica: CRITICA
Il nuovo giro di minacce tariffarie lanciato dal presidente Donald Trump – tra cui un ulteriore 10 % su chiunque si allei con quello che definisce il “blocco anti‑americano” – ha innescato un effetto controintuitivo: più Washington usa il dollaro come arma, più i paesi del BRICS accelerano la ricerca di alternative. Con 11 membri che rappresentano quasi il 50 % della popolazione mondiale e il 40 % del prodotto interno lordo globale, il blocco sta trasformando la pressione statunitense in un catalizzatore per la costruzione di un’infrastruttura finanziaria più autonoma.
1. Le tariffe come acceleratore di una finanza multipla
Nel luglio 2024 gli Stati Uniti hanno imposto un dazio del 25 % su una gamma di prodotti brasiliani, nonostante il surplus commerciale con Washington fosse già positivo. Parallelamente, la piattaforma di pagamento istantaneo brasiliana Pix è stata posta sotto scrutinio da parte della FTC, segnalando una vulnerabilità sistemica: le catene di approvvigionamento dipendono ancora fortemente da infrastrutture statunitensi. La risposta del BRICS è stata duplice. Da un lato, la Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB) ha fissato l’obiettivo di destinare il 30 % dei finanziamenti ai membri in valute locali entro il ciclo 2027‑2031, con la possibilità di spingersi al 40‑50 %. Dall’altro, paesi come Sudafrica, Brasile e India hanno già avviato operazioni in renminbi, rupee e rand, riducendo l’esposizione al rischio di cambio e alle sanzioni.
2. Iniziative di pagamento transfrontaliere: dal CBRC al sistema di India
Il 2023 il Sudafrica si è collegato al Cross‑Border Interbank Payment System (CIPS) cinese, consentendo il regolamento diretto in RMB per le transazioni con Pechino. Nel frattempo, l’India sta esplorando la connettività tra le proprie reti di pagamento ad alta velocità (UPI) e quelle dei partner BRICS, con il Governatore della Reserve Bank, Sanjay Malhotra, che ha confermato discussioni su una possibile interconnessione delle CBDC (valute digitali di banca centrale). Questi progetti, sebbene sperimentali, creano “vie di fuga” dalla dipendenza dal sistema di clearing dominato da SWIFT e dalle banche statunitensi. Il risultato è una rete di liquidità alternativa che, moltiplicata su più mercati, riduce i costi di “dire no” a Washington.
3. Il contesto geopolitico: un BRICS eterogeneo ma motivato
Le divergenze politiche tra i membri – Iran e Arabia Saudita su questioni regionali, India e Cina su dispute di confine – impediscono la formazione di un blocco anti‑USA unificato. Tuttavia, la pressione statunitense sta creando un terreno comune: la necessità di mitigare la vulnerabilità economica. Per la Russia e l’Iran, le sanzioni hanno già spinto a un ricorso più intenso a sistemi di pagamento alternativi. Per l’India, la prospettiva di ulteriori dazi su energia russa o cinese rende allettante l’uso del rupia in commercio internazionale. La Cina, pur beneficiando di una crescente quota di scambi in RMB, non cerca di sostituire Washington ma di consolidare la propria posizione di hub finanziario. In sintesi, il BRICS non sta costruendo un nuovo ordine monolitico, ma una “cassetta degli attrezzi” di opzioni che aumentano la capacità di manovra dei singoli membri.
Prospettie e Scenari
Se le politiche di Trump continueranno a utilizzare il dollaro come leva coercitiva, è probabile che entro il 2028 almeno il 35 % del commercio intra‑BRICS sarà regolato in valute locali, con un impatto diretto su oltre 2 trilioni di dollari di transazioni annuali. Tale evoluzione non minaccia immediatamente lo status di riserva del dollaro (57,1 % delle riserve globali nel Q1 2026), ma riduce la sua capacità di fungere da “arma di scelta unica”. Gli investitori dovranno rivalutare i rischi di esposizione a sanzioni statunitensi, mentre le multinazionali potrebbero trovare vantaggi competitivi nell’adottare sistemi di pagamento BRICS‑compliant. In uno scenario di escalation, Washington potrebbe intensificare le sanzioni, spingendo ulteriormente i paesi verso accordi bilaterali in valuta locale e accelerando lo sviluppo di CBDC interoperabili. In uno scenario più moderato, le tensioni potrebbero stabilizzarsi, con il BRICS che continua a offrire “opzioni di scampo” senza creare un’alternativa sistemica al dollaro.
La lezione chiave è chiara: le misure protezionistiche di Trump, invece di isolare gli avversari, stanno alimentando un processo di diversificazione finanziaria che, se consolidato, potrebbe trasformare il panorama del commercio globale. Per i decisori di politica economica, il compito sarà bilanciare la pressione immediata con la consapevolezza che ogni nuova barriera può diventare il trampolino di lancio di un’alternativa più resiliente.