Christian nationalism in USA: perché la democrazia dipende da una nuova resistenza dei credenti
- Punto chiave 1: Il nuovo libro di Robert P. Jones collega l’ascesa del nazionalismo cristiano negli USA a una “back‑slide” democratica paragonabile al 1933 tedesco.
- Punto chiave 2: I dati del PRRI mostrano che, sebbene i cristiani evangelici bianchi rappresentino solo il 13 % della popolazione, la loro influenza politica è sproporzionata e alimenta politiche anti‑immigrazione e autoritarie.
- Punto chiave 3: La risposta proposta è una strategia di “out‑organizing”: denominazioni moderate, leader locali e nuove narrazioni teologiche per ricostruire una fede compatibile con la democrazia pluralista.
Rilevanza Strategica: ALTA
Negli ultimi cinque anni il dibattito pubblico statunitense è stato travolto da una crescente alleanza tra potere politico e settori del cristianesimo evangelico bianco. Il sociologo della religione Robert P. Jones, presidente del Public Religion Research Institute (PRRI), ha appena pubblicato *Backslide: Reclaiming a Faith and a Nation After the Christian Turn Against Democracy*, un’opera che avverte di una deriva autoritaria paragonabile al 1933 tedesco, quando il nazismo prese piede. L’autore, cresciuto in una famiglia battista del Sud, combina dati empirici, testimonianze storiche e una chiamata all’azione per i credenti che vogliono salvare sia la loro fede sia la democrazia.
1. Contesto storico: dal 1933 tedesco al 2020‑2024 americano
Il paragone con il 1933 non è casuale. In Germania, il pastore luterano Martin Niemöller sostenne il regime nazista fino al 1933, per poi opporsi attivamente e finire a Dachau. Jones usa questo esempio per illustrare come l’indifferenza o il supporto iniziale a movimenti autoritari possa trasformarsi in complicità. Negli USA, la svolta è avvenuta con l’elezione di Donald Trump nel 2016, quando il suo linguaggio “America First” ha trovato eco in una larga fetta di evangelici bianchi, già predisposti a interpretare la politica come missione divina. Le elezioni del 2020 e la successiva ondata di leggi anti‑immigrazione hanno consolidato un “circuito di feedback” tra amministrazione e base evangelica, con figure come il segretario alla Difesa Pete Hegseth che hanno apertamente citato valori cristiani per giustificare politiche restrittive.
Il PRRI, con oltre 30 000 intervistati, rileva che il 85 % degli evangelici bianchi sostiene misure estremamente dure contro gli immigrati, inclusi confini recintati, barriere di filo spinato e persino “campi di internamento”. Questi dati collocano la questione non solo in un contesto religioso, ma anche in quello dei diritti umani e della sicurezza nazionale.
2. Il libro di Jones: dati, argomentazioni e la chiamata all’azione
*Backslide* si struttura in tre parti. La prima ricostruisce la storia del cristianesimo politico negli USA, dalla “Moral Majority” degli anni ’80 alle “Christian Right” di Bush e Trump. La seconda parte presenta i risultati del PRRI: i cristiani evangelici bianchi costituiscono il 13 % della popolazione, ma il 70 % di loro vota per il Partito Repubblicano e il 85 % approva politiche di deportazione di massa. Jones sottolinea che, sebbene la maggioranza degli americani (circa 2‑a‑1) respinga il nazionalismo cristiano, la sua concentrazione in posizioni di potere (congressi, governatori, dipartimenti federali) amplifica l’impatto.
La terza parte è il “playbook” di resistenza. Jones propone tre leve operative:
1. **Riorganizzazione denominazionale** – cinque grandi denominazioni (Presbiteriana, Luterana, Metodista, Episcopale, Unitaria) hanno già adottato dichiarazioni contro il nazionalismo cristiano, creando linee guida per i pastori locali.
2. **Leadership locale** – esempi concreti, come la diocesi di El Paso che ha bloccato la costruzione di un centro di detenzione ICE, mostrano come le parrocchie possano fungere da centri di solidarietà e pressione politica.
3. **Narrativa teologica alternativa** – enfatizzare gli insegnamenti di Gesù su accoglienza, giustizia e cura dei vulnerabili, contrapponendoli a una retorica di “difesa della civiltà”.
Jones avverte, però, che la persuasione dei più radicali è quasi impossibile; la strategia è quindi “out‑organize”, ovvero creare una rete più ampia e più efficace di attori democratici che possano sostituire il discorso nazionalista.
3. Le vie di resistenza: organizzazione, denominazioni e scenari politici
Le prime iniziative emergenti provengono da tre fronti.
* **Le chiese protestanti di centro‑nord** – in Iowa, Michigan e Minnesota, le congregazioni luterane e presbiteriane hanno avviato campagne di monitoraggio delle attività di ICE, fornendo assistenza legale a migranti e organizzando proteste pacifiche.
* **Il cattolicesimo progressista** – il vescovo di El Paso e altri preti cattolici hanno lanciato una “carta di resistenza” che condanna la collaborazione con politiche di detenzione di massa, ottenendo il sostegno di numerose parrocchie rurali.
* **I leader politici cristiani** – figure come il senatore Raphael Warnock (Georgia) e il rappresentante Jim Clyburn (South Carolina) hanno usato la loro fede per difendere i diritti civili, dimostrando che la fede può essere un motore di democrazia, non di autoritarismo.
Queste iniziative stanno creando un “contrappeso” che, se ben coordinato, può influenzare le elezioni del 2024. Le proiezioni del PRRI indicano che, se la coalizione dei cristiani moderati riesce a mobilizzare anche solo il 30 % dei loro membri, potrebbe ridurre di circa 10 % il voto evangelico a favore di candidati democratici, cambiando l’equilibrio in stati chiave come Pennsylvania e Wisconsin.
Prospettive e Scenari
Il futuro del cristianesimo negli USA dipenderà dalla capacità dei credenti di riorganizzarsi e di ricostruire una narrazione che ponga al centro l’amore, la giustizia e la pluralità. Se le denominazioni moderate riusciranno a consolidare reti di supporto e a influenzare l’opinione pubblica, il nazionalismo cristiano potrebbe perdere la sua capacità di plasmare le politiche nazionali, aprendo spazio a una democrazia più inclusiva. Al contrario, se la retorica autoritaria continuerà a ricevere sostegno istituzionale, il rischio è una crescente polarizzazione che potrebbe tradursi in ulteriori restrizioni dei diritti civili e in una erosione della fiducia nelle istituzioni. In ogni caso, il messaggio di Jones è chiaro: la democrazia americana non è più un “dado” da lanciare, ma una battaglia da vincere attraverso l’organizzazione, la testimonianza teologica e l’impegno civico.