Transito di navi merci nello Stretto di Hormuz in calo: solo una uscita mercoledì

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Mercoledì è stata registrata una delle più basse attività di traffico commerciale nello Stretto di Hormuz negli ultimi mesi: su dieci navi mercantili osservate, nove hanno effettuato il transito in ingresso e solo una è uscita, una Supramax carica di fertilizzanti. Il volume è inferiore alla media mobile decennale di 17 imbarcazioni, segnale di crescente cautela da parte di armatori e esportatori energetici in un contesto di tensioni tra Stati Uniti e Iran. La riduzione del traffico coincide con la parziale riapertura della pipeline East‑West saudita, che consente di bypassare lo Stretto, e con le recenti escalation di ostilità nella regione del Mar Rosso.

Andamento del traffico marittimo nello Stretto

I dati di tracking pubblicati da Reuters mostrano che, nella giornata di mercoledì, solo dieci navi merci hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, rispetto alla media mobile a 10 giorni di 17 unità. Di queste, nove erano in avvicinamento verso i porti del Golfo Persico, mentre l’unica in uscita era una nave di tipo Supramax, lunga circa 200 metri, impegnata nel trasporto di fertilizzanti. È importante sottolineare che le statistiche escludono le imbarcazioni che hanno disattivato i sistemi di posizionamento (AIS) per evitare di essere tracciate o potenzialmente bersaglio di attacchi.

Il calo si inserisce in un trend più ampio osservato nella prima settimana di ottobre, in cui il numero di transiti è sceso costantemente rispetto a quello registrato nei mesi precedenti alla crisi tra Washington e Teheran. L’analisi di Reuters indica che, nonostante un lieve aumento rispetto ai primi giorni della settimana, la domanda di passaggi rimane al di sotto dei livelli considerati “normali” per la rotta, tradizionalmente una delle più trafficate al mondo per il trasporto di petrolio e prodotti chimici.

Fattori geopolitici e operativi alla base della riduzione

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran, accentuate dagli scambi diplomatici indiretti alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite, continuano a influenzare le decisioni degli armatori. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran “non si piegherà” alla pressione americana, mentre fonti governative iraniane hanno confermato che le differenze tra le due parti restano “numerose”, ma che “la diplomazia è in corso”.

Parallelamente, la minaccia di attacchi da parte dei ribelli Houthi, alleati di Teheran, nel Mar Rosso ha spinto le compagnie di navigazione a riconsiderare le rotte tradizionali. Alcune navi hanno scelto percorsi più lunghi ma considerati più sicuri, aumentando i costi operativi e i tempi di consegna.

Un altro elemento determinante è la temporanea chiusura della pipeline onshore East‑West in Arabia Saudita, che collega i giacimenti del Golfo al porto rosso di Yanbu. La chiusura, avvenuta a inizio ottobre, aveva ridotto la capacità di esportazione saudita via mare, costringendo gli esportatori a utilizzare lo Stretto. La riapertura parziale, annunciata martedì, consente ora di bypassare il passaggio strategico, riducendo la dipendenza dallo Stretto per una parte del flusso di greggio saudita.

Implicazioni per i prezzi del petrolio e dei prodotti correlati

Il calo del traffico non ha ancora provocato una pressione al rialzo sui prezzi del Brent, che a inizio settimana erano scesi sotto i 100 dollari al barile grazie alle speranze di una possibile risoluzione diplomatica. Tuttavia, il prezzo è risalito sopra i 103 dollari nelle contrattazioni asiatiche di giovedì, sostenuto da una combinazione di fattori: la riduzione della capacità di transito, le preoccupazioni per la sicurezza delle rotte marittime e l’incertezza sulla durata delle interruzioni della pipeline saudita.

Gli analisti di Oilprice.com osservano che, se le tensioni dovessero intensificarsi ulteriormente, il mercato potrebbe reagire con un rialzo più marcato, soprattutto se le compagnie di navigazione dovessero ridurre ulteriormente il numero di passaggi per timore di attacchi. Al contrario, una ripresa dei negoziati diplomatici e una stabilizzazione della situazione nel Mar Rosso potrebbero riportare il traffico a livelli più normali, attenuando le pressioni sui prezzi.

Prospettive per il trasporto energetico nella regione

Il futuro del transito nello Stretto di Hormuz dipenderà da tre variabili chiave: l’evoluzione delle relazioni USA‑Iran, la sicurezza delle rotte alternative nel Mar Rosso e la capacità operativa della pipeline East‑West saudita. Una completa riapertura della pipeline, combinata con una de‑escalation delle ostilità, potrebbe ridurre nuovamente la dipendenza dallo Stretto, rendendo la rotta meno critica per le esportazioni saudite e, di conseguenza, meno vulnerabile a eventuali blocchi.

Nel frattempo, gli operatori logistici stanno valutando soluzioni di diversificazione, come l’uso di navi più grandi per ridurre il numero di transiti necessari e l’adozione di rotte più lunghe ma meno esposte a rischi di attacco. Le compagnie di assicurazione, consapevoli del rischio geopolitico, hanno incrementato i premi per le polizze marittime relative allo Stretto, un costo che verrà probabilmente trasferito sui clienti finali.

In sintesi, il transito di una sola nave in uscita mercoledì rappresenta un indicatore di cautela diffusa tra gli attori del mercato energetico. La combinazione di tensioni diplomatiche, minacce di attacco e modifiche infrastrutturali sta ridisegnando le dinamiche di flusso del petrolio e dei prodotti correlati nella regione. Gli osservatori continueranno a monitorare da vicino i dati di traffico, i movimenti diplomatici e le decisioni operative per valutare l’impatto a medio termine sul mercato globale dell’energia.

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Fonte principale: Reuters, “Only one commodity vessel left the Strait of Hormuz on Wednesday,” disponibile su Reuters.com.

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