‘I don’t have any’: Trump brushes aside concerns over AI’s existential risks
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- Punto chiave 1: Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non considerare gli “existential risks” dell’IA, spostando l’attenzione su un investimento pubblico‑privato di 10 miliardi USD per mantenere il vantaggio tecnologico statunitense.
- Punto chiave 2: La strategia di “lead‑over‑China” implica accelerazioni normative, incentivi fiscali e una nuova “AI Defense Council” che potrebbe trasformare il settore in un asset strategico da 300 miliardi USD entro il 2030.
- Punto chiave 3: L’assenza di un dibattito sui rischi esistenziali rischia di creare lacune di governance, con potenziali ricadute su sicurezza nazionale, privacy e competitività globale.
Rilevanza Strategica: CRITICA
Il 15 settembre 2026 il presidente Donald Trump ha risposto alle crescenti preoccupazioni di esperti e accademici sull’“existential risk” dell’intelligenza artificiale (IA) con una frase che ha subito fatto il giro dei media: “I don’t have any”. L’intervista, rilasciata durante un comizio a Houston, ha spostato il dibattito da un’analisi prudenziale a una dichiarazione di intenti: gli Stati Uniti devono investire 10 miliardi USD nei prossimi cinque anni per garantire la supremazia tecnologica sull’avversario strategico, la Cina. Questa posizione, seppur audace, segna un punto di svolta nella politica americana verso l’IA, con impatti che vanno dalla difesa nazionale al mercato del capitale, passando per la normativa e la governance globale.
1. Il “10 miliardi” come leva di politica industriale: da incentivo fiscale a arma geopolitica
Il pacchetto da 10 miliardi USD, annunciato dal Dipartimento del Tesoro in collaborazione con il Dipartimento della Difesa, si articola in tre pilastri:
- R&D accelerato: 4 miliardi destinati a centri di ricerca pubblici e privati, con un focus su “foundation models” capaci di superare i 175 billion parameters dei più avanzati modelli attuali.
- Incentivi fiscali: 3 miliardi sotto forma di crediti d’imposta del 30 % per le imprese che investono in hardware AI‑first (GPU, ASIC) e in talenti con PhD in machine learning.
- AI Defense Council: 3 miliardi per creare un organismo inter‑agenzia che coordini la sicurezza dei sistemi AI critici, dallo spazio alla rete elettrica, con poteri di “fast‑track” per l’approvazione di tecnologie emergenti.
Questa spesa rappresenta il 0,4 % del PIL statunitense, ma il suo impatto potenziale è moltiplicato dal fatto che l’IA è già al centro di oltre il 30 % delle startup di Serie A negli USA, e che il valore di mercato globale dell’AI dovrebbe raggiungere 300 miliardi USD entro il 2030, secondo un report di McKinsey. In confronto, la Cina ha già annunciato un budget di 12 miliardi USD per la “Strategic AI Initiative” del 2024‑2029, ma la sua capacità di mobilitare capitali privati è limitata da un ambiente di venture capital più restrittivo.
2. Il rischio di governance: perché l’assenza di timori esistenziali è pericolosa
L’affermazione di Trump “I don’t have any” è stata accolta con scetticismo da più di 150 esperti internazionali, tra cui il Future of Life Institute, che ha avvertito che la “race to the bottom” nella sicurezza AI può generare vulnerabilità sistemiche. Senza un quadro normativo chiaro, le imprese potrebbero:
- Accelerare il rilascio di modelli “black‑box” senza audit di bias, aumentando il rischio di discriminazioni automatizzate.
- Utilizzare AI generativa per campagne di disinformazione, con potenziali ricadute sulle elezioni di mid‑term 2026.
- Integrare sistemi di decision‑making autonomi in infrastrutture critiche (es. rete elettrica), esponendo il Paese a attacchi di tipo “adversarial AI”.
Il Congresso ha già avviato una “AI Safety Bill” che prevede la creazione di un “National AI Risk Registry”, ma la proposta è stata messa in stand‑by dal nuovo esecutivo, che preferisce un approccio “light‑touch”. La mancanza di un consenso bipartisan su regolamentazione potrebbe lasciare un vuoto legislativo, con conseguenze per la capacità di attrarre investimenti a lungo termine.
3. Implicazioni per la competizione USA‑Cina: la nuova frontiera della “tech cold war”
Il discorso di Trump si inserisce in un contesto di tensione crescente tra Washington e Pechino, dove l’IA è l’arma più promettente per determinare la superiorità strategica. Alcuni dati chiave:
- Nel 2025 la Cina deteneva il 45 % dei brevetti AI a livello globale, contro il 30 % degli USA, ma la qualità dei brevetti cinesi è stata valutata inferiore del 22 % in termini di citazioni accademiche.
- Il 2024 la Cina ha lanciato il “National Supercomputing Center for AI”, con capacità di calcolo pari a 500 exaflops, superando i 350 exaflops del più grande centro americano.
- Il commercio di chip AI è dominato da Taiwan (TSMC) e Corea del Sud (Samsung), ma le restrizioni statunitensi su export di “advanced node” hanno ridotto le forniture cinesi del 15 % dal 2022.
Il pacchetto da 10 miliardi mira a colmare questi divari, ma la strategia si basa su un “first‑mover advantage” che richiede velocità più che sicurezza. Se gli USA riusciranno a mantenere una quota di mercato superiore al 40 % entro il 2028, potranno imporre standard di interoperabilità (es. “AI Interoperability Protocol” – AIP) che costringerebbero la Cina a conformarsi o a subire barriere commerciali. Tuttavia, la mancanza di un consenso interno su regole di sicurezza potrebbe indebolire la credibilità degli USA nelle negoziazioni multilaterali, come il prossimo “Global AI Accord” previsto per il G20 del 2027.
Prospettive e Scenari
Il futuro della politica americana sull’IA si articolerà attorno a tre possibili scenari:
- “Leadership Aggressiva”: Il governo mantiene il ritmo di investimento, creando un ecosistema di “AI hubs” regionali (Silicon Valley, Boston, Austin). I benefici includono una crescita del PIL del 1,2 % annuo derivante da AI‑driven productivity, ma con un aumento dei casi di bias e di incidenti di sicurezza, spingendo il Congresso a intervenire con leggi più restrittive entro il 2029.
- “Regolamentazione Forzata”: A seguito di un grave incidente (es. un attacco di AI contro una rete elettrica), il Congresso approva rapidamente la “AI Safety Act”, imponendo audit obbligatori e limitando l’uso di modelli con più di 500 billion parameters senza autorizzazione federale. Questo scenario rallenta l’innovazione ma rafforza la fiducia degli investitori istituzionali.
- “Stallo Competitivo”: La Cina, sfruttando la propria capacità di produzione di chip, supera gli USA in termini di capacità di calcolo entro il 2030, imponendo standard alternativi (es. “China AI Protocol”). Gli USA si trovano costretti a negoziare accordi di co‑sviluppo, perdendo parte del vantaggio strategico.
In conclusione, la dichiarazione di Trump di non temere i rischi esistenziali dell’IA non è solo una questione di retorica: è una scelta di politica industriale che potrebbe rimodellare l’intero panorama geopolitico. Se gli Stati Uniti sapranno bilanciare velocità di investimento e governance responsabile, potranno trasformare i 10 miliardi in un vantaggio competitivo durevole. Altrimenti, la corsa incontrollata potrebbe generare vulnerabilità che la stessa Cina sarà pronta a sfruttare, invertendo la dinamica di supremazia tecnologica che Washington ha cercato di consolidare.