[Cybersecurity] Checklist di sicurezza cloud inefficace? Ecco cosa svela l’analisi 2026 di Intruder
- Punto chiave 1: Oltre l’80% delle organizzazioni presenta vulnerabilità IAM e assenza di logging su tutti i principali provider cloud.
- Punto chiave 2: AWS registra il più alto tasso di servizi esposti (76%) e firewall permissivi, mentre Google Cloud è il più sicuro in queste categorie.
- Punto chiave 3: Le medie imprese impiegano in media 35 giorni per risolvere le vulnerabilità, evidenziando un gap di risorse rispetto a grandi aziende.
Sentiment: BEARISH
Il nuovo Cloud Security Index 2026, realizzato da Intruder su oltre 3.000 organizzazioni, mette a fuoco le falle più comuni nelle configurazioni di AWS, Azure e Google Cloud, dimostrando che le checklist tradizionali non riescono più a garantire una protezione efficace in ambienti multi‑cloud.
Panoramica dell’indice di sicurezza cloud 2026
Intruder ha raccolto dati di misconfigurazione da tre dei più grandi provider cloud, raggruppandoli in sei macro‑categorie. L’obiettivo è fornire una visione comparativa delle vulnerabilità più frequenti e capire dove le aziende devono concentrare gli sforzi di remediation.
Le sei categorie di configurazione errata
Le vulnerabilità sono state classificate in: (1) gestione debole di identità e accessi (IAM), (2) assenza di logging, (3) servizi mal configurati, (4) firewall permissivi, (5) servizi esposti e (6) crittografia debole. Per ciascuna categoria è stato calcolato il numero di account con almeno un problema su ciascun provider.
IAM e logging: vulnerabilità quasi universali
Le due categorie più diffuse – IAM debole e mancanza di logging – colpiscono tra l’80% e il 98% degli account, indipendentemente dal provider. Questo indica che, nonostante le differenze di piattaforma, le organizzazioni non riescono ancora a implementare controlli di base per l’identità e la tracciabilità delle attività.
Divergenze tra provider: AWS vs Azure vs Google Cloud
Le altre quattro categorie mostrano divergenze marcate. I servizi esposti sono presenti nel 76% degli account AWS, contro solo l’8% su Google Cloud. Anche firewall permissivi e crittografia debole seguono lo stesso trend, con AWS al vertice e Google Cloud al minimo. L’unica eccezione è la categoria “servizi mal configurati”, dove Azure registra il 80% di esposizione, contro il 37% di Google Cloud.
Il caso di AWS: i bucket S3 e le policy IAM
Su AWS, il problema più ricorrente è rappresentato dai bucket S3 che non forzano HTTPS, aprendo la porta a potenziali attacchi man‑in‑the‑middle. Inoltre, il 83% delle policy IAM consente escalation di privilegi, una vulnerabilità che ha già permesso a un attaccante di compromettere 19 principal AWS in meno di dieci minuti.
Azure: problemi di storage e MFA
Le principali criticità su Azure riguardano gli Azure Storage Accounts, spesso contenenti dati sensibili (PII). Le tre vulnerabilità più frequenti colpiscono simultaneamente gli stessi account di storage, suggerendo una carenza sistemica di hardening. Inoltre, più della metà delle organizzazioni non attiva l’autenticazione a più fattori (MFA) per gli utenti Entra ID, un punto debole che è stato sfruttato nella breach “Midnight Blizzard” del 2024.
Google Cloud: focus su identità e OS Login
Su Google Cloud, il 75% degli account non utilizza OS Login, una funzionalità che sostituisce l’accesso SSH tradizionale con un meccanismo più sicuro. La maggior parte delle altre vulnerabilità rientra nella gestione delle identità, confermando l’approccio “Shared Fate” del provider, che fornisce impostazioni di sicurezza più restrittive di default.
Dimensione dell’organizzazione e tempi di remediation
Le piccole e medie imprese (PMI) mostrano tassi più alti di IAM debole (87% per le PMI, 95% per il mid‑market e 98% per le grandi imprese). Inoltre, le organizzazioni di medio livello impiegano in media 35 giorni per correggere le vulnerabilità, contro 8‑16 giorni per le PMI e 10 giorni per le grandi aziende, evidenziando una carenza di risorse dedicate alla gestione della complessità cloud.
Implicazioni per le strategie di sicurezza cloud
Le squadre di sicurezza devono adottare un approccio unificato per valutare il posture su più provider, mantenendo al contempo la granularità necessaria per correggere le specifiche configurazioni. Prioritizzare le vulnerabilità IAM, implementare logging obbligatorio e ridurre i firewall permissivi sono passi critici per limitare l’esposizione, soprattutto in vista di attacchi potenziati dall’IA.
In conclusione, l’alto tasso di vulnerabilità comuni e le differenze marcate tra i provider indicano che le attuali checklist di sicurezza cloud sono insufficienti. Le aziende che non investono rapidamente in automazione, governance centralizzata e formazione specifica rischiano costi elevati legati a breach, perdita di dati e danni reputazionali, con un impatto negativo sia sul bilancio operativo sia sulla competitività nel mercato digitale.