[Cybersecurity] Meta makes AI glasses slightly less creepy with limit on nonconsensual recording
Mark Zuckerberg, chief executive officer of Meta Platforms Inc., wears a pair of Meta Ray-Ban Display AI glasses during the Meta Connect event in Menlo Park, California, US, on Wednesday, Sept. 17, 2025. Meta Platforms, seeking to turn its burgeoning smart glasses into a must-have product unveiled its first version with a built-in screen. Photographer: David Paul Morris/Bloomberg via Getty Images
Meta ha avviato il rilascio di un aggiornamento software cruciale per i suoi occhiali intelligenti Ray-Ban Meta, nel tentativo di disinnescare un’ondata crescente di polemiche e azioni legali legate alla privacy e alla registrazione non consensuale di foto e video. La misura tenta di chiudere una falla ampiamente sfruttata dagli utenti per eludere il LED di segnalazione, lo strumento primario con cui il dispositivo avvisa i passanti che la fotocamera è in funzione.
Il “fix” tecnico: chiusa la falla del LED di registrazione
La controversia nasce da un difetto di progettazione facilmente aggirabile: finora gli occhiali bloccavano la registrazione solo se il sensore rilevava un adesivo posizionato sopra il LED prima dell’avvio della ripresa. Tuttavia, gli utenti avevano rapidamente scoperto che era sufficiente avviare la registrazione e solo successivamente coprire la spia luminosa per continuare a filmare indiscretamente senza che il dispositivo interrompesse il flusso video.
Alex Himel, Executive Vice President dei dispositivi wearable di Meta, ha confermato tramite un post su Threads che un aggiornamento imminente interromperà immediatamente il funzionamento della fotocamera qualora la spia LED venga coperta in qualsiasi momento durante la registrazione. Nonostante Meta minimizzi l’accaduto affermando che solo una “minima minoranza” di utenti ha tentato di eludere le protezioni, rimangono dubbi sull’efficacia reale della misura contro modifiche hardware più invasive o l’uso di adesivi semi-trasparenti pensati per attenuare la luminosità senza oscurarla del tutto.
La morsa regolatoria in Europa: Germania ipotizza il ban
Mentre la Big Tech americana cerca di correre ai ripari sul fronte software, le autorità di regolamentazione europee hanno intensificato i controlli. Le autorità per la protezione dei dati dell’Unione Europea stanno esaminando da vicino i dispositivi Meta, ipotizzando che la società non abbia condotto test di campo adeguati per garantire che il pubblico comprenda appieno il significato del LED di segnalazione.
La situazione è particolarmente critica in Germania, dove un’organizzazione no-profit ha presentato una denuncia penale per presunta violazione delle rigide leggi nazionali sulla privacy, spingendo il governo a valutare un vero e proprio ban degli occhiali sul territorio nazionale. Un report dell’European Data Protection Board (EDPB) è atteso entro la fine dell’estate per stabilire linee guida comuni ed eventuali sanzioni o restrizioni operative nell’UE, dove cresce il timore che questi dispositivi trasformino la popolazione in un bersaglio costante di sorveglianza di massa casuale.
La class action negli USA e la controversia sull’addestramento dell’IA
Negli Stati Uniti, la pressione giudiziaria non è meno severa. Una proposta di class action nazionale accusa Meta di pubblicità ingannevole per aver promosso gli occhiali come dispositivi progettati “nel rispetto della privacy degli utenti e di chi li circonda”.
La causa legale porta alla luce retroscena ancora più inquietanti, svelando la filiera di annotazione dei dati. Secondo i documenti depositati in tribunale, i filmati catturati dagli utenti – inclusi contenuti altamente sensibili come video intimi, visite in bagno, codici di carte di credito e messaggi privati – vengono inviati ad annotatori umani in Kenya per addestrare i modelli di intelligenza artificiale di Meta. Tra i casi citati figura quello di un utente che ha appoggiato gli occhiali sul comodino, riprendendo a sua insaputa la moglie mentre si spogliava; il video è stato successivamente visionato e analizzato dall’altra parte del mondo senza alcun consenso della donna.
I legali delle parti lese sostengono che Meta stia utilizzando gli utenti e il pubblico come una fonte gratuita e inconsapevole di dati proprietari (“data farming”) per alimentare la propria corsa all’IA, evitando di spendere centinaia di milioni di dollari per l’acquisto di dataset trasparenti e autorizzati.
Analisi d’impatto: Cybersecurity, reputazione e mercato dei wearable
L’evoluzione della vicenda attorno ai Ray-Ban Meta rappresenta un punto di svolta fondamentale per l’intero settore dell’hardware legato all’intelligenza artificiale e solleva diverse implicazioni strategiche:
- Rischio normativo e frammentazione del mercato: Eventuali decisioni sfavorevoli da parte dell’EDPB o un ban in Germania creerebbero un precedente pericoloso per tutto il mercato dell’hardware AI. Altre aziende (come Apple o Google) potrebbero trovarsi costrette a riconsiderare l’integrazione di sensori visivi nei dispositivi indossabili destinati al mercato europeo.
- Ridefinizione della privacy nei wearable: La Cybersecurity dei dispositivi personali non riguarda più solo l’intrusione di hacker esterni, ma la tutela dei dati di terze parti non consenzienti. L’affidamento a meri indicatori visivi (come un singolo LED) si sta dimostrando uno standard insufficiente per le normative internazionali sulla protezione dei dati.
- Costo reputazionale e impatto economico: Per Meta, l’accusa di utilizzare annotatori nel Sud globale per esaminare video intimi senza consenso mina profondamente la fiducia dei consumatori e rischia di sfociare in sanzioni pecuniarie miliardarie, oltre al potenziale obbligo di modificare radicalmente la propria campagna di marketing e le architetture di addestramento dei modelli AI.